Recensione Trigger 2: Lotta per la sopravvivenza. Soggetto e sceneggiatura: Ade Capone
Disegni e copertina: Matteo Mosca
Colorazione della copertina e lettering: Ivan Cappiello
Informazioni: 96 pp. - Brossurato - Bianco e Nero - 2,70 €
Storia (senza spoiler): Strani presagi sembrano segnalare l’ avvento dell’ apocalisse intervallati da sonore scazzotate, mostri spaventosi e problemi adolescenziali. Questo potrebbe essere il riassunto dell’ albo se, come in realtà è, non avessi voglia di fare una recensione decente. Purtroppo per me (e per voi) preferisco, nei limiti delle mie possibilità umane, cercare di farvi capire se l’ opera sia valida o no. A dire il vero, dopo il primo numero che, proprio per caratteristica peculiare del soggetto (chi ha letto intenderà), ero pieno di dubbi, ma Ade qui è riuscito a fugarli senza problemi da esperto autore quale è, la vicenda asiatica passa in un crescendo di dubbi e certezze fino alla certezza delle certezze: solo nel numero 6, l’ atto finale scopriremo cosa si celi dietro al mistero del trigger, l’ innesco dell’ apocalisse!!! Una vicenda dall’ epica unicità come Trigger dove non esiste un solo protagonista, ma ben quattro, deve mantenere un carattere “generale” e un altro più “intimo”; senza dubbio Ade è in grado di trattare l’ intimità dei propri personaggi molto meglio dei caratteri generali; qui , infatti, si contrappone quasi idealmente la sceneggiatura “grezza” e frettolosa; soluzione, ammettiamolo, a cui è stato costretto, del primo numero con quella “curata” e accurata (mi scusino i lettori per il gioco di parole).
Disegni: Mosca ha compiuto grandi passi in avanti dai tempi di Lazarus Ledd raggiungendo in questo albo un tratto dinamico, cupo ed estremamente espressivo; tanto da riuscire a rendere ugualmente bene i combattimenti e gli ambienti: un vero artista!
Voto: 7 +; niente male, almeno qui Ade è riuscito ad approfondire psicologicamente i protagonisti e a rispondere ad alcune domande della serie. Speriamo solo che il terzo numero sia altrettanto illuminante e che l’ abile sceneggiatore non si perda nelle decine di fili narattivi che ha disciolto ma non raccolto.
A cura di "Dylan Steele"














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