Recensione: Self Servisce

venerdì 12 giugno 2009

Recensione: Self Servisce

Informazioni Generali: Self Service - Volume unico diviso in quattro storie - Arcadia Edizioni - Brossurato - Bianco e nero - 48 pp. - 6,00 €

Testi: Peppe Ferrandino
Disegni: Bruno Brindisi (Self Service), Giuseppe Liotti (Public Service), Walter Venturi (Original Service) e Nardo Conforti (Out of Service)
Copertina: Bruno Brindisi (Illustrazione) e Nardo Conforti (Colori)

Storie: L'albo ha inizio con la storia "Self Service" dove Osvaldo, un medico narcisista e maniaco dell'igiene, si trova ad affrontare carenza di cibo estremamente sano e dal sapore buono e per ovviare al problema decide di nutrirsi del suo corpo, arrivando a recidersi un braccio e due gambe. La seconda storia è "Public Service" dove Osvaldo, trovato in fin di vita dalla sua amica infermiera, decide di condividere la sua prelibata carne con tutto l'ospedale, ottenendo per altro un risultato a dir poco inaspettato. La penultima delle storie, ovvero "Original Service" narra dell'infanzia di Osvaldo, cresciuto nel vizio e nella convinzione di superiorità e tratta temi surreali e quasi insensati. In fine viene "Out of Service" che mostra un osvaldo rinchiuso in un manicomio, sempre convinto della sua superiorità e della commestibilità della sua carne, solo che non volendo più nutrirsi del suo corpo decide di mangiare, o meglio, bere il suo "magnifico" e "brillante" cervello, riesce nel suo intento, per poi rinunciare alle sue facoltà mentali. L'albo in se' è divertente, scorrevole e piacevole e la storia proprio grazie alla stranezza ed inconsuetudine dei temi trattati si rivela innovativa ed originale. Si perde di originalità nella penultima storia, anche sel il finale si rivela un grande colpo di scena. Ottimo albo per passare una buona mezz'ora di lettura.

Disegni: I disegni sono stati affidati a quattro autori diversi, i quali hanno tutti svolto un lavoro encomiabile. Brindisi ha sicuramente avuto un risultato migliore, giocando molto sulle espressioni del personaggio, fondamentali per rappresentare dubbio, soddisfazione e delusione. Le vignette sono molto dettagliate, lo stile è sporco e gioca molto sulle prospettive e le scene splatter. Liotti a differenza di Brindisi ha adottato uno stile più lineare, preciso e pulito, raggiungendo una qualità di risultato veramente alta. Le ombre non sono molto utilizzate, gioca molto sulla precisione del tratto e la realisticità. Venturi stravolge tutto, rappresenta i personaggi con volti idealizzati, stilizzati e dalle fisionomie molto cartoon. Le espressioni dei volti sono anch'esse imprecise, lo stile è semplice, pulito e quasi privo di ombre. Tali caratteristiche a volte stonano con la storia. Alla fine vi è Nardo Conforti, che adotta un metodo di rappresentazione surreale, adatto al clima di pazzia che si può percepire nella storia su cui ha lavorato. Le espressioni assunte dai personaggi sono quasi comiche, e spesso non coincidono con ciò che il lettore intende durante la lettura. Sul finale Conforti perde di qualità, rendendo molto semplici le vignette e riducendo all'osso i particolari.

Copertina: l'illustrazione di copertina di Brindisi rappresenta la scena in cui Osvaldo si recide l'alluce sinistro per nutrirsene e con una posa dinamica ed azzeccata l'illustratore trasmette raccapriccio a chi ammira il disegno. I colori sono molto idealizzati, la carnagione del personaggio viene rappresentata con un colore grigio-blu, stonando poi con il rosso caldo del sangue e della macchia sulla canotta; Per il resto i colori sono ben stesi e migliorano di gran lunga l'illustrazione di Brindisi che possiamo vedere a pagina 3 in bianco e nero.

Voto: 7-

A cura di "Legend Fenys"

1 commenti:

gas75 ha detto...

A suo tempo lessi "Self service" sulla defunta rivista Splatter...

Che storia assurda, resa ancora più allucinante dai dettagliati disegni di Brindisi!
IMO una lettura che ogni appassionato di fumetti horror dovrebbe fare.